Apparire ricchi sui social e la realtà dietro l’obiettivo

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Quando scorriamo un feed di Instagram è facile provare un misto di invidia e ammirazione: una vita fatta di viaggi, attrezzatura costosa e progetti che sembrano realizzarsi senza fatica.

Anche io, per anni, ho temuto di trasmettere quella stessa impressione. Nelle mie foto compaiono spesso binocoli e macchine fotografiche di fascia alta, safari in Kenya e passeggiate tra le foreste vetuste dell’Appennino.

Ma questa è solo la superficie, quella che il mondo vede. Dietro c’è una storia di sacrifici, anni di studio, fallimenti, lacrime e un percorso professionale costruito passo dopo passo.

Il fenomeno della “highlight reel”

Nel linguaggio dei social si parla di highlight reel: la tendenza a pubblicare soltanto i momenti migliori, le vittorie e le esperienze entusiasmanti, lasciando nascosti i giorni più difficili. Come spiega un articolo di Promly dedicato a questo tema, i post che vediamo raccontano “solo i momenti migliori, le storie di successo e le vittorie della vita”, mentre non mostrano “quando qualcuno perde il lavoro, si separa, fallisce un esame… ansia, depressione, frustrazione e molto altro”. Questa selezione di contenuti può generare confronti dannosi e la sensazione di essere gli unici ad avere problemi.

Instagram è diventato il “reel dei momenti perfetti”: matrimoni, viaggi, acquisti luccicanti e abiti di marca. Ma non tutti si riconoscono in questo stile di vita. Per questo le piattaforme – e le persone che le abitano – hanno bisogno di meno finzioni e più verità.

Ho deciso quindi di iniziare dall’inizio. Di raccontare il mio percorso e di far capire quanto è difficile per rendere le persone più consapevoli di ciò che hanno e di ciò che vogliono davvero. Inizierò, passo dopo passo a raccontare la mia storia per renderla tangibile e far capire quanto in realtà siamo tutti sulla stessa barca.

I prodotti che vedete non sono frutto del caso

Uno degli aspetti più fraintesi del mio lavoro riguarda l’equipaggiamento che utilizzo. Binocoli di alta gamma, macchine fotografiche professionali o viaggi apparentemente fuori portata possono far pensare che io abbia grandi mezzi economici. In realtà, molti di questi strumenti arrivano tramite sponsorizzazioni e partnership tecniche: aziende che, dopo anni di dedizione e risultati, hanno scelto di investire in me per la professionalità con cui racconto le loro storie.

Il rapporto tra brand e creatori di contenuti è cambiato molto negli ultimi anni. Se prima alcuni lavori venivano pagati direttamente per post sponsorizzati, oggi molte aziende preferiscono il gifting: inviando gratuitamente prodotti da usare nel quotidiano.

In questo contesto è fondamentale essere trasparenti.

Cosa c’è dietro le quinte

Dietro ogni immagine curata esiste un lavoro complesso e spesso invisibile. Ho trascorso anni a formarmi, accettare fallimenti e cercare il mio stile. Le sponsorizzazioni sono arrivate quando ero già professionalmente matura e in grado di garantire qualità e visione. Ci ho messo ben 8 anni di impegni, porte chiuse in faccia e sempre la solita risposta: “No”.

Colleghi che erano pronti solo a “rubare” quello che avevi, contatti e idee, ma mai pronti a condividere. Ne soffrivo molto, ma questa cosa mi ha forgiato. Dopo 8 anni di delusione e sbagli, dopo essere stata anche molto spesso “bullizzata”, presa in giro per le foto che facevo… altamente criticata per mai guidata… chiedo a chiunque: chi può essere così tanto pazzo o sprovveduto nel voler continuare? Io l’ho fatto. La mia passione era tanto grande ed io sono sempre stata una sognatrice che non mi sono mai arresa e sono andata avanti, convinta che con o senza aiuti, io avrei raggiunto il mio scopo.

Sono grata a chi ha creduto in me, ma non dimentico che quei binocoli e quelle fotocamere sono frutto di migliaia di ore di lavoro e di un percorso costellato di sacrifici personali.

E volete sapere una cosa? Non sono ancora arrivata alla destinazione: ho solo salito i primi gradini di una piramide immensa.

Il marketing digitale, purtroppo, è pieno di esempi contrari. Piattaforme come Instagram sono piene di immagini patinate che raffigurano “lavori, viaggi, acquisti splendenti e abiti firmati”, ma non rappresentano la vita reale.

Non confrontare il tuo backstage con il mio highlight reel

Raccontare il bello non significa nascondere il resto. Quando condivido una foto di me in Kenya o nelle foreste italiane, sto mostrando la parte più affascinante della mia attività. Tuttavia questo non cancella le notti insonni, gli investimenti personali o la precarietà che caratterizza molte carriere creative.

Ebbene si. Molto spesso, ciò che è invidiato o desiderato dalle persone, in realtà è ciò da cui scappano a gambe levate quando hanno la possibilità per farlo. Ti faccio una domanda: per realizzare il tuo sogno, rinunceresti ai fine settimana con gli amici perché non hai neanche i soldi per mettere benzina alla macchina?

Per provare davvero a realizzare il tuo obbiettivo,

  • rischieresti di pagare in ritardo la bolletta della luce?
  • Vivresti con pochissimi euro in tasca e tanta fatica nelle mani lavorando come una matta e non riuscire a vedere altro che fango intorno a te, con la speranza che nessun intoppo ti porti a dover sistemare l’auto che si guasta o il frigo che si rompe?

Mi dirai: “Per un periodo limitato si”. Ed io ti dico: non esiste una fine. Può finire il buio domani, come mai. Non abbiamo certezze in questo. Sei solo tu a crederci. Quindi… riformulo la domanda: “Lo vorresti davvero?”.

Ti faccio un altro esempio: lavoreresti 12, 13 ore al giorno, spesso con i weekend chiusi in casa a strutturare progetti per un sogno che non paga? O quando inizia a farlo magari ti porta a fatica anche solo 400 euro al mese? Chi può essere tanto folle da accettare un lavoro così?

Perché, a parte i privilegiati, le persone comuni lottano per la loro visione e molto spesso si parte tutti dal solito lungo, lento e fangoso VIA.

Non dico che per tutti è così o è stato così, ma per me si. Perché oltre a difendere il tuo sogno nella tua vita, c’è la vita stessa con tutte le gioie e i dolori e i problemi che ne susseguono. Molto spesso si perde di vista il concetto che non esistiamo solo “Io e il mio sogno”. C’è un mondo intorno pronto a tenerti a galla o a mandarti giù e molto spesso la vita è proprio questo, come il mare e a salvarti dalla tempesta, sei solo tu e molto probabilmente dovrai scegliere se con te puoi riuscire a trascinare una zavorra fatta di sogni che pesano come macigni o lasciarla andare giù.

I social media non mostrano ansie, fallimenti e litigi. Per vivere in modo più sano la nostra presenza online bisogna capire che “ognuno può far sembrare la propria vita come vuole agli occhi degli altri”. Non confrontiamo quindi il nostro dietro le quinte con la vetrina altrui: non sapremo mai davvero quali difficoltà si nascondono oltre un’immagine.

Conclusioni

Con questo post voglio invitare a riflettere su ciò che si vede e ciò che resta nascosto.
Essere autentici è un percorso faticoso, ma è l’unico modo per costruire relazioni durature e rispettare chi ci segue.

Nella mia esperienza, le collaborazioni sono nate quando ho saputo offrire valore e costruire fiducia; non sono la causa ma la conseguenza di un duro lavoro.

La vita non è una favola: è fatta di impegno, tentativi e resilienza. E spesso, se qualcuno potesse scambiare la propria esistenza con quella raccontata sui social, probabilmente sceglierebbe di tenersi la propria.

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