Ol Pejeta Conservancy: dove il coraggio incontra la speranza
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Ottobre 2024. Il mio viaggio in Kenya mi ha portata nel cuore pulsante della conservazione africana: Ol Pejeta Conservancy. Un luogo che non è solo una riserva naturale, ma un crocevia di speranza, ricerca e dedizione assoluta.
Najin E Fatu
Qui vivono le ultime due rinocerontesse bianche settentrionali al mondo, Najin e Fatu. Le ho viste da vicino, consapevole che davanti a me stava la storia, la fine di un’era e al tempo stesso l’inizio di una sfida immensa: quella di salvare una specie grazie alla scienza, al coraggio e a una comunità globale che non si arrende.
Baraka il rinoceronte cieco
Incontrare anche Baraka, il rinoceronte cieco che oggi vive protetto all’interno della conservancy, è stato toccante. Non può più sopravvivere in natura, ma qui è curato con dedizione e ha assunto un nuovo ruolo: quello di ambasciatore della sua specie.
Baraka, con la sua forza silenziosa, insegna a migliaia di visitatori ogni anno quanto sia fragile e preziosa la vita selvaggia e quanto sia necessario difenderla.
Telemetria
La ricerca qui è costante. Con i ranger di Ol Pejeta abbiamo partecipato al monitoraggio dei leoni tramite telemetria, una tecnica che utilizza radiocollari per ricevere segnali e localizzare gli animali a distanza. È uno strumento fondamentale per comprendere i loro spostamenti, le interazioni sociali e i territori che occupano. La telemetria non è solo scienza: è il filo invisibile che collega i ricercatori alla vita segreta dei leoni, permettendo di proteggerli e mantenere l’equilibrio tra predatori e prede.
Safari a piedi
Non meno emozionante è stato il safari a piedi dedicato al birdwatching e allo studio della savana.
Camminare in silenzio accanto al ranger, circondati da rinoceronti, è stato come entrare in un libro aperto: lui sapeva riconoscere ogni impronta, distinguendo se fosse di un predatore o di un erbivoro, di un animale solitario o di un branco. Sapeva leggere una carcassa e raccontarci chi l’avesse cacciata, spiegando le differenze tra il modo di nutrirsi delle iene e quello dei leoni. Ogni dettaglio rivelava quanto ogni specie abbia comportamenti unici, complementari e fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema.
Era come se la savana stessa parlasse attraverso la sua voce.
Gli scimpanzé di Ol’Pejeta
Ol Pejeta non è solo rinoceronti o leoni. È anche custodia di vite diverse, come gli scimpanzé orfani e salvati dal commercio illegale, che qui trovano un rifugio sicuro e la possibilità di una nuova dignità. È il lavoro dei cani addestrati contro il bracconaggio, che con i ranger pattugliano giorno e notte per difendere la fauna da un pericolo che purtroppo non conosce tregua.
I K9: i guardiani silenziosi della savana
Accanto ai ranger, ho avuto il privilegio di lavorare con l’unità K9 antibracconaggio di Ol Pejeta, un gruppo di cani da lavoro straordinari che vivono ogni giorno sulla linea del fronte contro la distruzione. Ho visto “Drum”, lo Springer Spaniel capace di fiutare armi, munizioni e avorio, e i Bloodhounds come Diego, Sarah, Sugar, sempre pronti a tracciare sentieri invisibili per chi vuole fare del male alla natura.
Quello che davvero mi ha toccata dentro è stato vedere con quanta dedizione i loro conduttori si prendono cura di quei cani: ogni pasto curato, ogni addestramento, ogni piccola attenzione come se fossero dei figli. Non sono solo strumenti, ma compagni di missione, anima e sangue di quel lavoro di protezione che spesso resta nascosto dietro le quinte.
Ho assistito alla loro concentrazione quando partivano in missione, al momento in cui un odore sospetto viene captato e si scatena l’azione: fiuto, prontezza, disciplina. E dopo il lavoro, la cura: pulizia, coccole, richiami, ascolto. In quegli attimi capivo che la vera forza di Ol’Pejeta non è solo la tecnologia o il territorio, ma il cuore di chi decide di proteggere, di restare sveglio, di fare la differenza ogni giorno.
Le Stables
Ma oltre alla potenza delle storie che custodisce, ciò che rende Ol Pejeta indimenticabile è la dimensione umana. Ho avuto la fortuna di dormire nelle loro Stables, condividendo spazi, pasti, racconti e risate con chi lavora ogni giorno in prima linea. In quei giorni abbiamo vissuto fianco a fianco con una coppia di ricercatori inglesi, marito e moglie, che studiavano i disegni dei mantelli delle giraffe, diversi per ogni specie. Le loro storie, raccontate al tavolo comune mentre cenavamo all’aperto con giacche a vento e sciarpe per il fresco serale, erano affascinanti e ci facevano sentire parte di una grande famiglia di ricerca e passione.
La mia abitazione era una piccola capanna di mattoni con tetto di paglia, semplice e bellissima. Ogni mattina un uccellino picchiettava sul vetro della finestra, così non c’era bisogno di una sveglia. Quando la luce calava, la Via Lattea illuminava le notti di post-produzione: per avere connessione mi sedevo sotto un tendalino, tra panche e tavoli umidi, circondata da centinaia di occhi luminosi che brillavano nel buio. Intorno a noi il concerto della savana: i leoni che ruggivano, le iene che ridevano o litigavano con loro, tutto a pochi metri di distanza.
Una sera, mentre organizzavamo delle e-mail, una iena ci è passata accanto, sfiorando la nostra casetta a non più di sei o sette metri, tranquilla, silenziosa, prima di sparire nel buio. È stato un incontro che ha racchiuso tutta la magia e l’imprevedibilità di Ol Pejeta.
Se mi guardi esisto
Questa esperienza si intreccia con il mio progetto “Se mi guardi esisto”, nato per raccontare la bellezza della natura e la responsabilità che abbiamo nel proteggerla. La collaborazione con Ol Pejeta rappresenta una tappa fondamentale: unire immagini, storie e azioni concrete per portare al mondo il messaggio che la vita, tutta la vita, merita di essere difesa.
Ol Pejeta è un luogo che insegna. Che ricorda quanto siamo piccoli davanti alla natura, ma allo stesso tempo quanto possiamo essere grandi se scegliamo di proteggerla insieme.
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