Un viaggio nel cuore di Sasso Fratino con i Carabinieri Forestali
Indice
- Intro
- Sasso Fratino: un patrimonio da custodire
- Carabinieri Forestali e sorveglianza del parco
- Il progetto “Se mi guardi esisto”
- Il percorso dell’11 agosto 2025
- Riflessioni personali e conclusioni
- Verso il documentario: evoluzione del progetto
- Ringraziamenti agli sponsor
- Una dedica a Gabriele Fanetti
L’11 agosto 2025 ho avuto il privilegio di percorrere uno dei tracciati interni della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, nel cuore del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. È stata la prima volta che il mio progetto viene aperto all’interno di questo scrigno di biodiversità grazie alla collaborazione con il Reparto Carabinieri Biodiversità di Pratovecchio per il progetto “Se mi guardi esisto”.
Di seguito racconto la storia e l’emozione di quest’esperienza, intrecciandola con alcune informazioni per comprenderne il valore.
Sasso Fratino: un patrimonio da custodire
Sasso Fratino è una foresta vetusta che si estende per circa 765 ettari sul versante romagnolo del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi [1]. Istituita nel 1959 per volontà dell’allora amministratore forestale Fabio Clauser [1], è stata la prima riserva naturale integrale d’Italia [1] e oggi fa parte della rete delle 130 riserve statali gestite dai Carabinieri [1]. La foresta accoglie alberi monumentali di faggio e abete bianco che superano i quattro secoli di età, con diametri di oltre un metro[2].
La sua eccezionale integrità ha portato nel 1985 al conferimento del Diploma Europeo delle Aree Protette e nel 2017 all’inserimento nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come parte delle “Foreste primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa” [2].
L’area è classificata come riserva naturale integrale secondo la IUCN e la conservazione assoluta è la sua missione: ogni elemento dell’ecosistema, dalle piante agli animali, dall’acqua alle rocce, deve essere tutelato [1] [2]. L’accesso è rigidamente regolamentato: solo per motivi di studio, educazione o vigilanza, e sempre accompagnati da carabinieri forestali esperti [2]. La visita in compagnia del Reparto Biodiversità di Pratovecchio è stata dunque un’occasione rarissima.
Carabinieri Forestali e sorveglianza del parco
Il Parco nazionale affida al Reparto Carabinieri Parco Nazionale “Foreste Casentinesi” la sorveglianza territoriale e il supporto tecnico [3]. Questo reparto, inserito nel Comando Regione Carabinieri Forestali “Toscana”, dirige dieci strutture tra distaccamenti e nuclei per garantire la tutela quotidiana dell’area [3].
Le riserve più delicate, come Sasso Fratino e le riserve biogenetiche casentinesi, sono gestite direttamente dal Reparto Biodiversità di Pratovecchio [3]. La presenza dei Carabinieri non è solo di controllo: grazie a loro e agli enti scientifici si promuovono studi, ricerche e divulgazione per far conoscere il valore della foresta [2].
Il progetto “Se mi guardi esisto”
“Se mi guardi esisto” è un reportage fotografico e videografico. Un documentario sulla vita. Secondo il blog di Leica Natura, mio partner tecnico, il progetto è un viaggio che vuole celebrare la bellezza della vita: un percorso ambizioso e itinerante che si snoda tra paesaggi e natura, con tappe ben definite. Potete leggere i loro articoli su di me su leicanatura.it [4]. Quello che dicono penso che sia esattamente quello che vorrei trasmettere a tutti.
Il voler mostrare la bellezza in tutte le sue forme e dimostrare che un problema può diventare un’opportunità. La mia fotografia è rivolta a chi vive con amore e consapevolezza e a chi si prende cura dei più sfortunati, sia in ambito umano sia animale; l’obiettivo è mostrare la bellezza di questi gesti non nella disperazione ma nella felicità. Grazie alla collaborazione con i Carabinieri, ho potuto portare le mie lenti anche all’interno di Sasso Fratino.
Il percorso dell’11 agosto 2025
l l silenzio di una giornata estiva abbiamo attraversato un sentiero normalmente precluso al pubblico. Ad accompagnarci c’era un carabiniere del Reparto Biodiversità, Brigadiere Alessio Antonelli, con il quale ho condiviso curiosità e rispetto per ogni dettaglio del bosco. Insieme a me, ho avuto il piacere di portare la mia collaboratrice e assistente Alice Mattiello e, tramite la formula “Follow my step” del progetto “Se mi guardi esisto”, due persone molto speciali per me: Martina Bertolini e Andrea Bani.
Lungo il percorso i maestosi faggi e abeti bianchi torreggiavano sopra di noi; alcuni di loro hanno superato i cinque secoli di vita [2]. Fra tronchi caduti e legno in decomposizione, la foresta mostrava l’intero ciclo vitale degli alberi: qui l’uomo non interviene, ed è proprio il legno morto che permette lo sviluppo di microrganismi, funghi e insetti [2].
Procedevamo in fila, seguendo i suggerimenti del brigadiere. Ogni tanto si apriva una radura dalla quale filtrava la luce; il profumo di muschio e foglie umide riempiva l’aria. Il brigadiere Alessio Antonelli ci spiegava come la biodiversità qui sia straordinaria: oltre 20 specie endemiche dell’Appennino [2], più di 81 specie di muschi e licheni [2] e un inventario di 544 specie fungine, alcune scoperte per la prima volta proprio a Sasso Fratino [2]. Si parlava del gatto selvatico, dei lupi che predano cervi e caprioli e delle numerose specie di chirotteri che popolano le cavità degli alberi [2]. Non abbiamo visto grandi animali, ma abbiamo notato tracce e ascoltato il canto degli uccelli tra le chiome.
Rallentando il passo, mi sono lasciata avvolgere dalla dimensione “primordiale” di questa foresta. Pensavo alle faggete che hanno resistito per secoli agli eventi storici, come raccontato da QN Itinerari: i faggi di Sasso Fratino erano già arbusti quando Leonardo dipingeva la Monna Lisa, e oggi sono tra i più antichi d’Europa. Nel 1959 fu la visione di Fabio Clauser a salvare questo lembo di foresta da un piano di taglio [5]; da allora i Carabinieri, proseguendo l’opera del Corpo Forestale, custodiscono il sito con cura e per questo l’accesso è assolutamente precluso, mentre è possibile visitare solo l’ampia area circostante[5]. Essere qui rappresentava quindi una responsabilità, oltre che un onore.
Riflessioni personali e conclusioni
L’esperienza a Sasso Fratino mi ha ricordato quanto siamo piccoli davanti alla longevità della natura e quanto sia importante vedere per riconoscere il messaggio al centro di “Se mi guardi esisto”.
Guardare significa concedere spazio all’esistenza dell’altro: che si tratti di un albero secolare, di un fungo raro o di una persona che lotta per la tutela di questi luoghi. Camminando al fianco del Carabiniere, ho compreso il significato profondo del loro lavoro di sorveglianza e tutela: proteggono la foresta, ma anche ne diffondono la conoscenza [2] [3].
Portare questa esperienza nel mio blog, come prima testimonianza per questa nuova avventura del progetto, significa raccontare una storia di collaborazione. Senza l’impegno del Reparto Biodiversità e l’apertura del progetto “Se mi guardi esisto”, non avrei mai potuto entrare nel cuore della riserva. Scrivere di Sasso Fratino significa contribuire alla sua difesa, perché – come ricorda il ministro Gilberto Pichetto Fratin nel recente convegno per i 40 anni del Diploma europeo – la gestione condivisa e sostenibile di questi patrimoni naturali è un dovere verso le nuove generazioni [1].
In un mondo affaticato da crisi ambientali, raccontare la bellezza intatta di Sasso Fratino e gli sforzi di chi la preserva è un atto d’amore. Se anche solo una persona, leggendo questo racconto, sentirà il desiderio di proteggere ciò che ci circonda, avrò raggiunto l’obiettivo che dà senso sia al mio blog sia al progetto “Se mi guardi esisto”.
Verso il documentario: evoluzione del progetto
Il progetto “Se mi guardi esisto” continua a crescere e a prendere nuove forme. Oltre al percorso fotografico, si è avviato anche un importante sviluppo sul lato documentario-video: ad aprile inizieranno le riprese (in Africa, precisamente in Kenya) della puntata pilota di una serie di episodi che daranno vita a un documentario narrativo. Questa evoluzione nasce dal desiderio di raccontare le storie e le emozioni della natura attraverso il linguaggio audiovisivo, portando lo spettatore ancora più vicino ai luoghi e alle persone coinvolte.
E sono onorata di poter inserire anche una parte tutta italiana, ovvero Sasso Fratino come una delle puntate che poi verranno trasmesse al pubblico.
Ringraziamenti agli sponsor
Come autrice di questo reportage, Sara Stojkovic Pescia, desidero dedicare una postilla di gratitudine a chi ha sostenuto il progetto “Se mi guardi esisto”. L’esplorazione di Sasso Fratino non sarebbe stata la stessa senza gli strumenti giusti e il sostegno di partner che condividono la mia visione.
Grazie a Leica Natura per avermi fornito il binocolo Trinovid 8×42, con cui ho potuto osservare anche le parti più nascoste e insidiose della foresta [4] ; la nitidezza di quest’ottica mi ha permesso di cogliere dettagli che a occhio nudo sarebbero sfuggiti.
Un ringraziamento speciale va anche a RCE Foto Palermo: la loro attrezzatura fotografica mi ha permesso di lavorare con professionalità e comodità, trasformando ogni sosta in un momento produttivo e sicuro. Senza il supporto di queste realtà, raccontare la bellezza di un luogo così complesso sarebbe stato molto più difficile [5].
Una dedica a Gabriele Fanetti
Desidero dedicare questo reportage a Gabriele Fanetti, amico e mentore scomparso da poco. Gabriele, titolare dello storico negozio Foto Moderna di Siena, è stato un punto di riferimento per fotografi professionisti e amatori [7]. A lui devo l’inizio della mia avventura fotografica: negli ultimi dieci anni mi ha sostenuta, spronata e coccolata, credendo nelle mie capacità anche quando ancora non sapevo distinguere tra una macchina fotografica e l’altra.
Chi lo conosceva lo ricorda come una vera e propria istituzione del mondo dell’immagine, sempre pronto a condividere la sua passione e a sostenere i sogni di chi voleva fare della fotografia un mestiere [7]. La sua disponibilità, la lungimiranza e la capacità di coniugare tradizione e nuove tecnologie hanno lasciato un segno indelebile [7].
Per me Gabriele è stato un faro di speranza, di ambizione e di amore, un compagno di viaggio che porterò sempre con me. Dedico a lui questo percorso in Sasso Fratino, con la promessa di continuare a coltivare la sua eredità: credere nella bellezza delle immagini e nella possibilità che la fotografia offra sempre nuove opportunità [7].
- [1] – enteeditorialecarabinieri.it
- [2] – rgpbio.it
- [3] – parcoforestecasentinesi.it
- [4] – leicanatura.it
- [5] – RCE Foto
- [6] – quotidiano.net
- [7] – lanazione.it
Indice
- Intro
- Sasso Fratino: un patrimonio da custodire
- Carabinieri Forestali e sorveglianza del parco
- Il progetto “Se mi guardi esisto”
- Il percorso dell’11 agosto 2025
- Riflessioni personali e conclusioni
- Verso il documentario: evoluzione del progetto
- Ringraziamenti agli sponsor
- Una dedica a Gabriele Fanetti
Altri Articoli
I gioielli di “Se mi guardi esisto”: unicità, simbolo e memoria
Indice Intro Le impronte forgiate in argento L’arte dell’intreccio Un gioiello, una storia Per collezionisti e mecenati Per chi vuole portare con sé un luogo Ogni gioiello della collezione Se mi guardi esisto nasce da un incontro: quello tra l’arte orafa, la natura...
Ol Pejeta Conservancy: dove il coraggio incontra la speranza
Indice Intro Najin E Fatu Baraka il rinoceronte cieco Telemetria Safari a piedi Gli Scimpanzé di Ol'Pejeta I K9: i guardiani silenziosi della savana Le Stables Se mi guardi esisto Ottobre 2024. Il mio viaggio in Kenya mi ha portata nel cuore pulsante della...
